Gilgi, una di noi

L’amore ai tempi della Repubblica di Weimar

Repubblica di Weimar, Colonia, inizi anni Trenta. Lei si chiama Gisela e si farà chiamare Gilgi fino al suo venticinquesimo anno di età, ma, per il momento, di anni ne ha quasi ventuno. È metodica, ordinata, compassata, precisa, un’inflessibile e instancabile lavoratrice con l’idea di emanciparsi e di rendersi indipendente dalla mamma e dal papà. Una vita perfetta, che sembra non poter essere turbata da alcunché… fino al giorno in cui la madre non rivela a Gilgi di averla adottata da una donna che non la voleva. Questa rivelazione sconvolge gli equilibri di Gilgi, è la sua stessa identità a crollare in mille pezzi, frantumandosi e polverizzandosi fino alla perdita del sé più totale. A turbare ulteriormente la stabilità ferrea della giovane è anche e soprattutto l’incontro con il perdigiorno Martin Bruck, più grande di Gilgi, con una filosofia di vita decisamente all’opposto rispetto a quella della donna. L’amore travolge i due, unisce i loro destini, spazza via certezze, fa traballare equilibri; l’amore, in questo caso, è una giostra irrefrenabile di sentimenti contrastanti che muovono dalla felicità più assoluta alla disperazione più cupa. È un amore tiranno, rapace, crudele, sregolato, totalizzante, per cui il lettore di questo straordinario romanzo si troverà inevitabilmente ad assistere all’unione nefanda tra i due opposti senza poter intervenire.

Irmgard Keun riporta sulla carta quest’amore d’altri tempi, e al contempo sembra anche ammonire il lettore dicendogli che in fondo il sentimento amoroso è uguale in ogni epoca, per tutti. Non solo l’amore: i temi affrontati dalla scrittrice sono di bruciante modernità tanto che ogni giovane donna potrà ritrovarsi in questa scrittura che ha del miracoloso: l’emancipazione femminile, l’aborto, la maternità, la convivenza tra due esseri di sesso opposto, l’amicizia… è un libro, insomma, che comunica e s’intende alla perfezione col lettore del 2016, ma che conserva il fascino di un tempo altro, perché in sintonia con il filone della grande letteratura espressionista della Germania anni Trenta. Allucinato, straniato, folle, e allo stesso tempo fatto di una scrittura personalissima, pervasa di humor, ironica, frizzante, mai mono-tòna, che padroneggia lo stile leggero adatto a una ragazza che ha appena oltrepassato la soglia dell’adolescenza e quello tragico dell’abbandono, del dolore, della perdita del sé.

Una particolare vicenda editoriale 

Oltre alla modernità calata in un contesto espressionista, affascina in questo libro la vicenda editoriale: il libro uscì per la prima volta in Germania nel 1931 col titolo Gilgi – ein von uns e ottenne subito un clamoroso successo di pubblico: vendette trentamila copie, approdò al cinema e fu tradotto in cinque lingue, tra cui in italiano nel ’34 (pur con censure e mutilazioni del testo) ma, già nel ’33, il romanzo subì l’influsso della censura nazionalsocialista bollato come “letteratura nociva e inopportuna” e qui iniziò la tribolata vita della sua giovane scrittrice. La vicenda stessa di Keun, infatti, fu romanzesca, perché lei fu costretta all’esilio, viaggiò, si legò sentimentalmente allo scrittore ebreo Joseph Roth, scrisse altri romanzi, ritornò in Germania sotto mentite spoglie…

Ora questo romanzo, che a suo tempo aveva brillato per breve tempo come un piccolo astro, ha la possibilità di vivere la sua seconda vita, senza censure e senza veli. Si può fare un gioco mentre lo si legge: il lettore o la lettrice di oggi possono fingere, durante la lettura di Gilgi, una di noi, di essere un uomo o una donna che condividono con Gilgi il periodo storico. Non sentite già in sottofondo le note di una canzone tedesca? Avete già indossato pellicce, lustrini e cappellini?

Titolo: Gilgi, una di noi

Autore: Irmgard Keun

Editore: L’orma editore

Anno: 2016

Pagine: 240

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